Trasporto ferroviario

Trasporto ferroviario Rete ferroviaria

Rete ferroviaria

La rete ferroviaria italiana si sviluppa per oltre 19.000 km sul territorio nazionale, sviluppandosi per tutta la penisola e sul territorio insulare di Sicilia e Sardegna, ed è suddivisa tra 20 gestori dell’infrastruttura ferroviaria, che sono responsabili, ai sensi dell’art. 3, punto 1, lettera b) del d.lgs. n. 112/2015, “dell’esercizio, della manutenzione e del rinnovo dell’infrastruttura ferroviaria di una rete nonchĂ© della partecipazione al suo sviluppo come stabilito dallo Stato nell’ambito della sua politica generale sullo sviluppo e sul finanziamento dell’infrastruttura”.

L’AutoritĂ  di regolazione dei trasporti ha normato le condizioni di accesso equo e non discriminatorio alla rete ferroviaria e, piĂą in generale, a tutte le infrastrutture ferroviarie e ai relativi servizi con la delibera n. 70/2014.

I gestori dell’infrastruttura ferroviaria sono 20, tuttavia, la rete è suddivisa in maniera altamente disomogenea:

  • l’86% della rete è in capo al gestore della rete ferroviaria nazionale, RFI S.p.A. ;
  • il restante 14% è gestito da gestori regionali, che sono responsabili per quelle reti in relazione alle quali, ai sensi dell’art. 1, comma 4, del d.lgs. n. 112/2015, sono attribuite alle regioni le funzioni e i compiti di programmazione e di amministrazione ai sensi del d.lgs. n. 422/1997.

La rete regionale fa capo a 19 soggetti, con una ulteriore forte frammentazione nella ripartizione gestionale della rete stessa. A sua volta, la rete in capo ai gestori regionali è suddivisa tra rete interconnessa all’infrastruttura ferroviaria nazionale e rete da essa isolata dal punto. Queste ultime reti sono individuate con il decreto del MIT prot. n. 347 del 2 agosto 2019.


 

Per quanto riguarda la rete gestita da RFI e le reti regionali a questa interconnesse, sono regolati tramite la delibera ART n. 95/20231 i criteri per la determinazione dei canoni di accesso e utilizzo delle infrastrutture ferroviarie che le imprese ferroviarie (IF) devono corrispondere ai gestori rispettivamente competenti.

Con specifico riferimento al gestore nazionale, tale canone (c.d. “pedaggio”), che viene corrisposto dalle IF per usufruire dei servizi del pacchetto minimo di accesso (PMdA)2, è differenziato, tra l’altro, a seconda della tipologia di traffico3. Il canone delle reti regionali è invece calcolato in maniera più semplificata.

La quota preponderante dei canoni corrisposti dalle imprese ai gestori è riconducibile al traffico passeggeri, ed in particolare dal traffico relativo ai servizi soggetti a obblighi di servizio pubblico (OSP) e al traffico di tipo Premium; il traffico merci, invece, rappresenta una componente residuale del totale.

La prevalenza dei ricavi da traffico da servizi OSP4 è dovuta alla preponderanza dei volumi di traffico afferenti a tale categoria5.  Infatti, analizzando il ricavo medio unitario del pedaggio (espresso in €/treno-km) incassato dai gestori dell’infrastruttura, appare evidente come tale indicatore sia maggiore per i servizi Open Access Premium6.


Note

1 Sono escluse le reti isolate, che non sono a pedaggio. Il pedaggio è pagato in base alla percorrenza, misurata in treni-km. Tale unità di misura fa riferimento al numero complessivo di chilometri percorsi in un anno da tutti i treni, e non tiene conto della lunghezza del singolo treno e, quindi, della sua capacità in termini di numero di passeggeri o tonnellate di merci. Inoltre, aggrega treni con percorrenze diverse (ad esempio, treni a percorrenza breve con treni a lunga percorrenza).

2 Che ricomprende l’assegnazione della capacitĂ  di infrastruttura e delle tracce orarie, l’utilizzo dei binari e delle strutture di collegamento alle stazioni, la regolazione della circolazione dei treni, il segnalamento e l’instradamento dei convogli.

3 Le principali macrocategorie sono: OSP regionale/LP (trasporto passeggeri regionale/a lunga percorrenza con OSP); OA (trasporto passeggeri Open Access, ossia a libero mercato) Basic/Premium, ossia differenziato in base a frequenza e velocità commerciale; merci. A partire da queste categorie, i gestori dell’infrastruttura possono effettuare ulteriori differenziazioni.

4 Per OSP (obbligo di servizio pubblico) “si intende l’obbligo definito o individuato da un’autoritĂ  competente al fine di garantire la prestazione di servizi di trasporto pubblico di passeggeri di interesse generale che un operatore, ove considerasse il proprio interesse commerciale, non si assumerebbe o non si assumerebbe nella stessa misura o alle stesse condizioni senza compenso” (regolamento CE n. 1370/2007, art. 2, lett. e)); i servizi di trasporto che non fanno parte di questa categoria sono definiti “a mercato”, o “open access”.

5 Si evidenzia come alcuni gestori dell’infrastruttura regionale non presentano ancora un’offerta di traccia oraria (definita come l’intervallo temporale di utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria necessario a far viaggiare un treno tra due localitĂ ) inquadrata all’interno di un PIR e basata sul pedaggio, ma richiedono piuttosto alle imprese ferroviarie un puro rimborso dei costi sostenuti inclusi nei contratti di programma.

6 Unità di misura che fa riferimento al numero complessivo di chilometri percorsi in un anno da tutti i treni. L’indicatore non tiene conto della lunghezza del singolo treno e, quindi, della sua capacità in termini di numero di passeggeri o tonnellate di merci. Inoltre, aggrega treni con percorrenze diverse (ad esempio, treni a percorrenza breve con treni a lunga percorrenza).

 

Open Data

Di seguito i dataset relativi al report in formato aperto: